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Storia del Cotone
I ritrovamenti più antichi di tessili di cotone vengano
datati al 5800 a.C.: in una grotta presso Tehuacan in Messico
sono stati trovati resti di capsule e di tessuti di cotone.
Frammenti di tessuto e di pezzi di corda provengono poi da
scavi sul corso inferiore dell'Indo nell'odierno Pakistan
e sono datati 3000 a.C.. Sempre nel Pakistan scavi più
recenti hanno portato alla luce semi di cotone di oltre 9000
anni fa. Nel Vecchio Mondo, la conoscenza e l'impiego delle
fibre di cotone si diffusero da questa zona e dall'Arabia
verso la Grecia, durante l'epoca di Alessandro Magno, intorno
al 350 a.C. In seguito, la coltura trovò espansione
nel nord Africa, in Spagna e nel sud dell'Italia grazie ai
mori, che ne diffusero la conoscenza. Anche i crociati giocarono
un ruolo nel diffondere la trasformazione tessile del medio
oriente e successivamente si registrò un forte impulso
commerciale fra le città stato italiane e l'Asia; il
nome Gossypion dato dagli egiziani ha infatti condizionato
il nome scientifico latino.
I termini neolatini e inglesi - algodon, algodoa, coton e
cotton - derivano tutti dall'arabo Al o El-Igutum.
Parallelamente nel Nuovo Mondo si sviluppava la coltura e
l'utilizzo della fibra. Nel sito archeologico di Ancon-Chillon,
sulla costa del Perù, sono state rinvenute fibre di
cotone databili tra il 2500 ed il 1750 a.C. Si ritiene che
il cotone sia stato utilizzato per la prima volta in America
proprio in queste zone, da dove l'artigianato tessile si espanse
verso nord ed ovest. Il cotone utilizzato in questa area non
era però lo stesso di quello asiatico ma apparteneva
alla specie barbadense. Gli Incas riuscirono a sviluppare
una cultura cotoniera che si diffuse grazie alle pratiche
di scambio commerciale lungo il Rio delle Amazzoni e le regioni
costiere. Anche la civiltà Maya del Guatemala e dello
Yucatan coltivava cotone e lo stesso fecero gli Aztechi più
a nord che svilupparono, più che la coltivazione, la
tessitura del cotone. Quando Cristoforo Colombo approdò
in America trovò che i nativi di Hispaniola dormivano
su amache realizzate con fili di cotone e i conquistatori
spagnoli notarono che Montezuma indossava una guaina ed un
mantello di cotone colorato e ricamato. In letteratura, il
cotone viene citato in scritture sanscrite del 1500 a.C. Anche
Erodoto lo descrive, nel 445 a.C.
Italia
Il cotone, in Italia, ha antiche tradizioni essendo stato
introdotto in Sicilia dai Saraceni nel IX secolo; la coltura
si diffuse successivamente sotto la dominazione dei Normanni
e degli Svevi estendendosi anche lungo le coste calabre. Nei
tempi moderni però la sua coltivazione è sempre
stata legata ad avvenimenti eccezionali ed infausti ed è
sempre stata sostenuta dall'intervento pubblico. La più
estesa superficie coltivata, infatti, si è avuta con
88 mila ettari nel 1864 in occasione della crisi del commercio
mondiale conseguente alla guerra di secessione americana che
creò notevoli difficoltà all'industria tessile,
specialmente di quella fiorente in Inghilterra. In quel periodo
i prezzi erano elevati e la penuria di prodotto nel 1863 spinse
il Parlamento del Regno ad emanare un decreto per incentivarne
la coltivazione. Un'altra impennata si è registrata
nel 1941 in piena seconda guerra mondiale durante il periodo
autarchico, quando il commercio internazionale era ridotto
ai minimi termini.
Il cotone era presente, fino agli anni '60, negli ordinamenti
colturali non irrigui di alcune aree del meridione e delle
isole, dove le condizioni climatiche consentivano di usufruire
di temperature idonee al regolare svolgimento del ciclo biologico.
Sul finire degli anni '60 ebbe inizio un rapido declino le
cui cause furono molteplici e concomitanti, di ordine economico,
tecnico, sociale e politico fra cui il basso valore mercantile,
rese limitate senza il ricorso all'irrigazione, rarefazione
della manodopera e assenza della raccolta meccanizzata.
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